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Il campanile, insieme ad un affresco ed a un crocifisso ligneo sono il vanto del patrimonio storico della parrocchia.
Si hanno notizie della chiesa originaria in un atto di vendita del 25 giugno 1138 al monastero di San Cipriano di Murano come chiesa monasteriale. Infatti essa era parte di un complesso, il Monastero di Santa Margherita, un corpo oggi distaccato ed in restauro, di tre piccoli edifici che formano un chiostro porticato di due lati dai larghi archi del piano terra; l’edificio centrale più nobile ha un ordine al primo piano di cinque finestre gotiche trilobate.
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La chiesa attuale è stata costruita nel 1834-37 su disegno di Jacopo Sacchetti, ingegnere di Padova sul luogo della chiesa monumentale del 1100, demolita nel 1821 poiché insufficiente per il numero dei fedeli e di quella ricostruita e distrutta poiché pericolante nel 1822 su disegno di Giuseppe Jappelli. Essa ha un’unica navata volta a botte, due cappelle absidali sporgenti all’esterno sui lati destro e sinistro ed è dotata di un ciborio sormontato da un baldacchino metallico sospeso e ornato ai lati da due angeli di buona fattura ed un fonte battesimale marmoreo. |
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Poche le immagini: degli Angeli nel soffitto dell’abside, un affresco nel soffitto con scene bibliche e tre medaglioni poco significativi. Ma si possono vantare due opere di rilievo.
Un affresco del 1474 restaurato ed esposto nel presbiterio, ma che si trovava su una parete della sala capitolare dell’ex monastero raffigurante il Cristo Risorto, a destra Santa Caterina d’Alessandria con la ruota del martirio e a sinistra Santa Margherita che posa una mano sulla spalla del priore Ignazio Sponza. Qui non si può fare a meno di citare l’ascendenza rinascimentale e formale e la fissità delle immagini accostabili all’opera di Piero della Francesca. |
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L’altra opera di rilievo è il Cristo Crocifisso ligneo policromo del 1434 di Nicolò Baroncelli, intagliatore fiorentino che appartiene ancora alla tradizione romano-gotica pre-rinascimentale.
La postura del Cristo dal volto espressivo ma severo è alquanto rigida e i suoi caratteri quelli di un contadino, come anche avrebbe riconosciuto in tutte le sue opere, secondo il Vasari, il Brunelleschi, alla cui cerchia apparteneva l’autore.
Nel complesso si distingue per la solida imponenza, bellezza e autenticità il campanile, più romanico che rinascimentale, iniziato dal rettore del monastero Ignazio Sponza il 6 aprile del 1454 e finito tra il 1510 e il 1517 dal vicario perpetuo o curato Marco degli Ongari.
Esso è distaccato e trasversale rispetto alla chiesa, poiché faceva corpo con la chiesa originaria del 1100, collocata diversamente ed appare come una torre di guardia, appena alleggerita da modanature verticali e da quattro bifore sui quattro lati e sormontato da una cuspide a cono.
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